MANIGLIA BEPPE. Leggenda vivente tra le mura della Palestra Atlas da sempre, lo è diventato pure tra le piazze e le strade della vecchia Bologna. Si presenta così:

«Cittadino italiano, figlio d'arte diplomato in Composizione al Conservatorio e laureato in Lettere Moderne. Solista di classe, dotato di grande talento interpretativo, muta il suono metallico delle corde della sua chitarra in vibrazioni cariche di sentimento. Giramondo per scelta di vita, trasforma le strade e le piazze in platee: l’asfalto è il suo palcoscenico.

Amante della natura e degli animali, è assolutamente vegetariano» [dal book stampato e distribuito a cura della Maniglia Muscolosa Music la casa discografica di cui Beppe Maniglia è motore e, star principale].

Autore di una ventina di opere dal primo mitico «Indians» allo sforzo tutto intimistico ed introspettivo di «Love sex and music» attraverso pietre miliari colonne sonore dei pomeriggi di festa bolognesi quali «Animali» «Sexable» «A Sud del Sole» «Saturday Night's Bike» e «Latino»

 

Beppe Maniglia. Tra Mito e Realtà

Beppe Maniglia rappresenta l'Ultima Frontiera, l'ultimo dei puri, innocente e maledetto, una volta abbattuto il muro di gomma eretto dalla società di massa, l'Ultimo Cavaliere in cerca del Sacro Gràal nella foresta gelida e tetra della mediocrità, Colui che ancora scaccia i mercanti dal Tempio... Beppe Maniglia è così: prendere o lasciare: sta a noi scegliere.

Puzzle "vivente" tra «mito -e realtà», chiunque presso la Palestra Atlas ne conosce vita, morte e miracoli: culturista sulla breccia fin dalla notte dei tempi, cantastorie e menestrello delle piazze come. delle reti televisive (dalle TV locali a quelle nazionali: celebre una partecipazione allo show condotto da Raffaella Carrà durante l'ora di pranzo seguita attraverso le televisioni della palestra con una partecipazione riservata solitamente alle gare olimpioniche dei 100 m). E come se tutti sapessero tutto di Beppe.

Lo sanno le signore che in Piazza Maggiore dimenticano di avere i propri mariti al fianco ed i bambini per mano quando possono arrivare a guardarlo negli, occhi e toccarlo; lo sanno le fanciulle di mezzo mondo alle quali bastata una sera d'estate italiana a Viserbella per innamorarsene; lo sa chi discute di carne e di vegetarianesimo, di cachi, fichi, noci e mandarini come di mille progetti rimasti sulla punta della lingua; lo sa, infine, chi continua a chiedersi se le sue dita pizzichino veramente le corde della chitarra oppure fingano seguendo fiduciose una galeotta registrazione (per non citare quelli che continuano a chiedersi se faccia uso di anabolizzanti o meno)

Beppe Maniglia vive alla Palestra Atlas come in una seconda casa. Si dice che sia nato chissà come al centro della: pianura ungherese e questo fa venire alla mente immagini fin de siécle di nobili magiari dai lunghi e fluenti riccioli sul colletto di splendide divise da ufficiali dell'esercito. imperial-regio austroungarico: grandi cavallerizzi, abili spadaccini, musicisti struggenti, poeti ed inesauribili amatori, eternamente giovani e malinconici, facevano impazzire le dame viennesi. abituate a bolsi e "grinzi" mariti umani, «troppo umani».

Così Beppe Maniglia: quando gonfia all'inverosimile quei pettorali così spessi, così striati, così perfetti per simmetria massa e definizione, quando si trova tra le mani la borsa dell'acqua calda che è un mondo intero, mostra una fortezza dove è custodito scrigno inespugnabile per magia un cuore immenso. Quando arriva sul  suo cavallo d'acciaio, creatura fantastica che nitrisce cromo, e tuoni, ci colpisce diritto nei cuori con la spada fatata che emette note ed infine con quelle braccia che sono astronavi sfreccianti in un mondo incantato, il suo mondo di Dei ed eroi.

Beppe Maniglia è quell'eroe e quel Dio che da sempre aspetta nel profondo dell'animo. di potersi incarnare per un giorno da leoni, quel Dio che nessuna mitologia può far proprio, quell’eroe.... che nessun, film è mai riuscito a raccontare.

Egli può crescere e vivere solo attraverso la nostra coscienza. Anzi, Beppe Maniglia è, forse soprattutto è. la nostra coscienza, grillo parlante senza età e senza passaporto. Certo per alcuni moderni mariti "viennesi" della Palestra Atlas si tratta di una coscienza cattiva. Si pensa a coloro i quali intraprendono periodici viaggi oltre Oceano verso paradisi di hotels e spiagge artificiali: quale specchio magico andranno mai cercando, per quali brame? Lo specchio dove tutto si scorge perché tutto è già stato scritto è proprio. Seppe: tirare martelli velenosi contro quel grillo parlante equivale a prendersi gioco della propria coscienza drogandosi pavidi di una vita di telefonini, utilitarie e ferie tuttopagato. [G.V: Parzialmente in «Atlas Magazine», anno II, n. 4, maggio 1988].

 

Primo comandamento: non uccidere

L'uomo è ciò che mangia. L'alimentazione gioca un ruolo importante sia per la nostra salute che per il nostro: aspetto esteriore guardate gli animali in natura come sono belli, agili, scattanti e mai vecchi. Al contrario di noi uomini, normalmente pieni di acciacchi in un corpo deformato dagli abusi alimentari, portati di conseguenza ad invecchiare precocemente.

Noi siamo nati frugivori, e dobbiamo vivere con quello che ci offre madre natura, solo così potremo sconfiggere le malattie e ritardare la vecchiaia. Quindi evitate di corrompere il vostro corpo con cibi non adatti. La terra offre una quantità di ricchezze e di alimenti puri che non provocano spargimento di sangue e di morte.

Io davvero non credo che la carne sia indispensabile per nessun motivo.

Io stesso sono vegetariano da ormai quindici anni e sicuramente  se avessi saputo prima queste cose lo sarei sempre stato, anche perché credo che la vita vada rispettata e NON SOLO LA NOSTRA.

Mettetevi nei panni degli animali, nelle loro sofferenze prima di arrivare nei vostri piatti. Ma paghiamo di tasca nostra con: artrosi, tumori, ecc. Questi sono i risultati della nostra indifferenza. Imparate ad amare gli animali, imparerete ad amare di più voi stessi. Vorrei citare alcuni grandi vegetariani.

Il matematico e filosofo Pitagora pagava i pescatori perché ributtassero in mare il pesce appena pescato. Leonardo da Vinci sottolineò la celebre frase: «colui che non rispetta la vita non la merita» Il filosofo Jean-Jaques Russeau osservò che «gli animali carnivori sono in genere più crudeli di quelli vegetariani».

L'economista Adam Smith, accanito sostenitore del vegetarianesimo, scrisse che non esiste un luogo dove l'uomo debba per forza nutrirsi di carne. Concludo esortandovi a pensare a quanto ho scritto e nel caso di: approfondire la vostra conoscenza leggendo riviste di informazione che si trovano negli appositi negozi naturisti. (Love Beppe Maniglia, in «Atlas Magazine», anno II, n. 5, luglio 1988)

 

Un dialogo con Beppe Maniglia

Beppe, mi raccontavi che nel XIX sec. il problema era che Dio era morto e ora mi racconti che nel XX sec. il problema è che l'uomo è morto.

Beppe, che pericolo corriamo allora  noi? Sai che in passato il pericolo degli uomini era quello di diventare schiavi; il pericolo del futuro quello di diventare robot. Beppe, come ci potremo salvare?  Amandoci, resistendo alla noia e alla sconoscenza... guarda gli animali che non giacciono svegli nel buio, non piangono sui loro peccati, non si danno la nausea discutendo dei loro doveri, nessuno è ridotto alla follia per la mania di possedere, nessuno si inchina ad un altro, nessuno è rispettabile o infelice su tutta la terra. Loro non ci fanno domande... loro non ci muovono critiche.

Beppe, dice Giorgio Celli di te che sei un uomo che si scopre animale… Il mondo, amico mio, ha avuto molti re, ma ha avuto, e per sempre, un solo Michelangelo... un solo Beppe Maniglia; l'arte, la musica, non sono una forza, ma soltanto una consolazione. (Love Beppe Maniglia, in «Atlas Magazine», anno II n. 6, ottobre 1988, p. 4)

 

Parabola di Beppe Maniglia

Primo pescatore: «Padrone, vorrei sapere come fanno a vivere i pesci in mezzo al mare».

Secondo pescatore. «Vivono allo stesso modo degli uomini sulla terra: "i grossi mangiano i piccoli"» (Shakespeare) Sì... noi esseri umani in fondo non siamo altro che animali selvaggi e terribili e ci rendiamo conto poche volte che siamo domati ed addomesticati da quella che noi chiamiamo civiltà. Ma civiltà non significa violenza alla natura; la violenza è soltanto figlia della nostra debolezza, nonostante i suoi effimeri trionfi. Non siamo altro che animali sociali produciamo filosofi e poemi, ma i bachi da seta non fanno i loro bozzoli?.. e le api i loro alveari? Noi uomini non siamo che animali che hanno perduto, in maniera estremamente pericolosa, il sano intelletto animale. Siamo animali che ridono animali che piangono, siamo degli animali infelici... Vorrei concludere come ho cominciato, con un significativo rimando a Shakespeare: «Dio l'ha creato e quindi lasciamo che passi per uomo». in (Atlas Magazine» anno II n. 7 dicembre 1988 p. 4)

 

Prima Satira di Beppe Maniglia

Culturista, il bilanciere è il tuo pennello: dipingi il tuo corpo... Beppe Maniglia è il tuo modello.

 

Seconda Satira di Beppe Maniglia

Culturista ricordati: grossi si diventa, ma belli si nasce. («Atlas Magazine», anno II n. 6, ottobre 1988, p. 4).

 

Prima poesia: Beppe Maniglia

Tempo che fu, al centro delle piazze, / in gara d'avvenenza col Nettuno / affascinavi tutte le ragazze / giunte per la bisogna a quel raduno. / Non freddo neve od intemperie pazze / ti convincevano a lasciar qualcuno / senza veder scoppiare in mille pezze / involucri di gomma aduno, ad uno. / La borsa d'acqua calda adopri ancora, / la tieni sotto a un comodo maglione / serve per i dolori di stagione, / che ti peggiorano di ora in ora. / Suoni da solo. Passa una signora. / Sbarchi, il lunario e paghi la pigione. (Dianabolik)

 

Seconda poesia: Beppe Maniglia

Nei tuoi occhi, vidi / lo splendore di Piazza Grande, / la tua chitarra era bianca come una nuvola, / elettrica come l'aria / che avvolgeva i nostri corpi. / Lontani sotto quel sole, / vicini nei miei sogni. / Fra i tuoi capelli ribelli / si posarono come gocce di sudore / le mie lacrime, già adulte, di nostalgia. / Sono forse i tuoi possenti muscoli / che reggono ancora il mio amore / per la bella Bologna? / Sulle tue labbra spesse / come un libro, / lessi la tentazione di: peccare, / di essere vicina a Eva, / di conoscere quella gioia / che rendeva così roseo / il tuo bel viso. / E poi, cosa dire, cosa fare, / quando il tempo in una clessidra / ti è contro, / quando il cuore palpita amaro / perché vuole restare ancor un altro solo istante. / Forse lasciar rotolare / come una pietra / la mia firma su di una panchina. / Sperando, che lui possa trovare. / Sognando, che lui- la possa cogliere / come fosse un'orchidea. (Una ammiratrice, Libera Carpino, Torino)

 

Amore

Chissà... e se fosse la fine del mondo? Tutte queste violenze, queste malattie, le guerre (sono brutti presagi): andremo in paradiso: o all'inferno? La gente, una volta non aveva paura della morte, ma del giudizio che sarebbe venuto poi. Oggi, invece, abbiamo paura di morire, perché non crediamo più a niente: non al paradiso, non all'inferno né - terribile! - a noi stessi.- La nostra morale non ha più senso: guardate la nostra indifferenza davanti alla morte del mondo, la catastrofe, ecologica. Nuotiamo in un mare di egoismo, in un vuoto di valori morali, ciascuno pensa e fa ciò che vuole.

Vi sono due soli vincitori: l'egoismo e l'individualismo io non riesco a nuotare là mezzo a questo mare e dato che mi reputo un uomo libero e che questa splendida libertà mi offre la possibilità di agire, o perlomeno di pensare a modo mio, voglio muovermi a favore di chi amo. Io amo la natura e mi sento responsabile di fronte alla sua malattia. Io provo degli stimoli terribilmente belli quando sento nascere dentro di me AMORE e invece provo angoscia quando mi si prospetta la morte della terra, la morte dell'essere umano e dei suoi sogni.

La nostra morale nasce -dal rispetto, continua a vivere con la premura e non possiamo lasciarla morire perché rappresenta qualcosa che vale più di noi stessi. (Beppe Maniglia, 1996)

 

Una definizione

«Un uomo che non deve rispettare i sensi unici, né i pochi semafori verdi ed i tanti semafori rossi, che la vita ci impone» (Ciop, 1995)

 


X Pensieri sopra a se stesso

I° Pensiero «Io sono un sacco, pieno di cose nuove, pieno di cose vecchie, di cose utili, di cose inutili / io sono un sacco (dice Beppe rivolgendosi al mondo) ma un sacco PIENO»

II° Pensiero «Quella del nostro Beppe è una inquietudine gioiosa che nasce    dalla ricerca continua verso il meglio, come dal suo grandissimo entusiasmo, colmo di insaziabile curiosità che sia questo, il segreto della sua eterna giovinezza?»,

III° Pensiero «Inizia anni i fa, con quello che allora in Italia era considerato un folle progetto (non sto a parlarne pere é tutti lo conosciamo non ha certo bisogno di pubblicità), investe tutto quello che ha e si gioca il suo futuro praticamente a testa o croce. Lui ha scommesso su se stesso e noi abbiamo puntato su di Lui».

IV° Pensiero «In qualsiasi contesto si consideri Beppe, ci appare come una "creatura" che tenta di comprendere la sua posizione in questo mondo che si sta disfacendo. Beppe ci appare al di sopra (pur seguendo le mediocri menti e umiliandosi al di sotto)».

V° Pensiero «Beppe è troppo grande perché lo si possa capire, perché lo si possa interpretare sulla base della sua stessa grandezza; la sua irriducibile natura umana la si può soltanto ipotizzare con una definizione, per renderne  l'idea, "un re spodestato"».

VI° Pensiero «Beppe ha la superbia di riuscire a rimanere davanti a se stesso, e anche per questo noi lo abbracciamo ciecamente, anche, se in contrasto con il nostro modo di vivere».

VII° Pensiero «Quella che lui ha sempre seguito è semplicemente una strada diversa da quella, che prende la maggioranza della gente».

VIII° Pensiero «Solo davanti alla "distorsione dell'originale" (oltre che alla sua musica) Beppe si inchina».

IX° Pensiero «Grande sostenitore della supremazia femminile ha sempre contestatogli uomini che ritenevano le donne esseri più deboli e inferiori: Se è giusta la teoria che Dio creò per primo l'uomo (ritiene Beppe) la donna non fu un ripensamento, una copia non ben riuscita, come tanti continuano a ritenere”; furono gli uomini a fungere da abbozzo, da tentativo, uno schizzo per la perfetta riuscita della donna. Fu la donna il successo di Dio». X° Pensiero «I grandi geni hanno una loro gloria, una vittoria; ma il grande Beppe Maniglia, al di là dei più grandi geni, anche senza gloria sarebbe ugualmente stimato e venerato» (Beppe. Maniglia, dicembre 1995)


Marcello Onori, nasce a Roma il 19.1.1945, bolognese di adozione dal 1967, si occupa di bodybuilding da circa 40 anni. Ha gareggiato dagli anni '60 agli anni '80 in competizioni di cultura fisica e culturismo sportivo. Tecnico del CONI di pesistica e bodybuilding, affianca da trent'anni Luigi Lodi nella conduzione della Palestra ATLAS.

 

Giorgio Vespignani, bolognese, classe 1962, laureato, ed attualmente dottorando di ricerca in Storia, ha fatto dell'ora dedicata a "sollevare l'acciaio" un momento importante all'interno degli equilibri - o degli squilibri – che regolano una giornata. Ama “esplorare” il mondo del bodybuilding, i suoi campioni, le "loro storie e le loro filosofie di allenamento.